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Il potere delle rime

  La prima volta che ti accorgi del potere delle rime di solito non sei davanti a un libro di pedagogia. Sei seduto sul letto, con un bambino che non vuole dormire. Hai provato tutto: “È tardi”, “Domani scuola”, “Chiudi gli occhi”. Niente.  Poi, quasi per scherzo, ti senti dire: Ninna nanna, ninna oh,  questo bimbo a chi lo do…   E succede qualcosa. Gli occhi smettono di correre in giro per la stanza. La bocca smette di fare domande. Il corpo si rilassa un pochino. Non hai spiegato nulla. Hai solo cantilenato poche parole in rima. Ma il suo cervello ha capito immediatamente il messaggio: “Questo è il momento di fermarsi.” Da fuori sembra magia. Da dentro è memoria che si accende. Quando le parole iniziano a suonare “familiari”. Immaginiamo un bambino di tre, quattro anni. Intorno a lui il mondo è pieno di parole dei grandi, della TV, della strada, del parco. Sono tante, veloci, tutte uguali. Poi arriva una filastrocca. Vola vola, farfallina,  sopra il na...

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